Respiro patologico, cosa vuol dire? Ne esiste solo uno?

23 Feb, 2024

Respiro patologico, cosa vuol dire? Ne esiste solo uno?

respiro patologico - Nicola Dardes Pneumologo Roma
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Respirare è un atto spontaneo e naturale, fondamentale per la vita di ciascuno. Si tratta di un processo fisiologico che racchiude diverse attività. Queste servono ad assicurare che ci sia un adeguato apporto di ossigeno ai tessuti e lo smaltimento dell’anidride carbonica che il metabolismo cellulare produce.

Attraverso l’atto respiratorio avviene in pratica uno scambio gassoso tra l’organismo e l’ambiente esterno. E ciò è il risultato di due diversi processi: la respirazione esterna e la respirazione interna, cioè polmonare e cellulare.

Inspirazione ed espirazione sono i due movimenti che consentono l'ingresso e l'uscita di aria. L'atto inspiratorio ha una durata fra 1,3-1,5 secondi, quello espiratorio fra 2,5 – 3. La pausa fra questi due dura circa 0,5 secondi.

Tutto questo avviene per la contrazione e il rilassamento di alcuni muscoli come il diaframma. Questo, abbassandosi, fa in modo che i polmoni si espandino. Alzandosi, invece, consente loro di svuotarsi.

Una normale frequenza respiratoria si aggira sui 16-20 respiri al minuto, se facciamo riferimento ad un adulto. Al momento della nascita, e nei primi anni di vita, raggiunge i 30 respiri al minuto. Bisogna precisare che la frequenza respiratoria non è legata solamente all’età, ma anche alla frequenza cardiaca.

A volte il normale respiro fisiologico, o eupnea, non rispetta i relativi parametri. Si entra, allora, in un ambito che il medico deve attentamente monitorare e diagnosticare. Quello del respiro patologico.

A livello clinico ci sono dei primi sintomi che vanno ben considerati. Vediamoli.

La dispnea è il sintomo rappresentato da respirazione difficoltosa e affanno. Ed è fisiologica se si manifesta a seguito di uno sforzo fisico significativo. Se così non è, è considerata patologica e può interessare diverse malattie come asma, polmonite, ischemia cardiaca e insufficienza cardiaca congestizia. E ancora Bpco, malattia polmonare interstiziale, , stenosi laringo-tracheale o cause psicogene.

L' apnea è, invece, la mancanza di respiro per più di 15 secondi. Può essere volontaria, indotta da farmaci o dovuta all'ostruzione delle vie aeree. Oppure dovuta a patologie quali encefaliti, sclerosi multipla, sindrome delle apnee ostruttive.

La tachipnea è l’aumento della frequenza respiratoria sopra i 20 atti al minuto. Anche in questo caso può essere fisiologica a seguito di sforzi fisici. Questo sintomo è riscontrabile nei casi di insufficienza cardiaca, turbe dei centri respiratori, polmoniti, manifestazioni di dolore toracico, stati febbrili.

La bradipnea è, di contro, la diminuzione della frequenza respiratoria al di sotto dei 12 atti per minuto. Ed è determinata dalla depressione del centro respiratorio bulbare. Le cause possono essere diverse. Dal trauma cranico ad ictus cerebrale, shock o disturbi endocrini. Oppure ancora disturbi neurologici e somministrazione di  farmaci o anche sostanze tossiche.

Altro sintomo è l'iperpnea, da non confondere con la tachipnea. Va considerata come l'aumento, in termini di profondità e frequenza, della respirazione. Con una conseguente, maggiore ventilazione polmonare.

Si può riscontrare in seguito a stati di tensione emotiva, eccesso di alcol e sforzo fisico. Si associa anche a patologie quali acidosi metabolica, sinusite, sepsi e insufficienza cardiaca.

Se la funzionalità dell’apparato respiratorio manifesta delle anomalie si possono verificare conseguenze anche gravi per il nostro organismo. Pertanto riconoscere il respiro patologico e le sue differenti tipologie risulta fondamentale. Per impostare sia una cura adeguata sia la necessaria assistenza del paziente.

Bisogna, quindi, distinguere quattro tipologie di respiro patologico: Respiro di Biot, o respiro intermittente, Respiro di Cheyne-Stokes, Respiro di Falstaff, Respiro di Kussmaul

Il respiro di Biot fu identificato alla fine del XIX secolo  dal medico Camille Biot. Consiste nell’alternarsi di quattro o cinque atti respiratori in rapida sequenza e con la stessa profondità. Questi sono intervallati da apnee di durata variabile.

Il respiro di Cheyne-Stokes prende il nome dai due medici che lo hanno individuato. Viene definito anche respiro periodico. In questo caso si alternano fasi di apnea, che possono durare anche fino a 20 secondi, con altre fasi di cicli respiratori brevi e frequenti, e poi torna l’apnea.

Il respiro di Falstaff è una forma di respiro patologico che si associa alla sindrome delle apnee istruttive del sonno.

Il respiro di Kussmaul, che prende il nome dal medico che lo ha descritto nel 1800, consta di respiri lenti con inspirazioni profonde e anche rumorose. A queste fa seguito una breve apnea inspiratoria, poi una breve espirazione breve e una lunga pausa post espirazione.