Sindrome da iperventilazione, non solo ansia e stress

16 Feb, 2024

Sindrome da iperventilazione, non solo ansia e stress

sindrome da iperventilazione - Nicola Dardes Pneumologo Roma
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La sindrome da iperventilazione è un disturbo della respirazione. In particolare l’iperventilazione è la condizione nella quale si respira rapidamente e/o profondamente. Questo stato porta, di conseguenza, a una diminuzione del livello di anidride carbonica nel sangue. È spesso associata a crisi di panico o a stati emotivi particolarmente ansiogeni.

A volte può verificarsi un vero e proprio circolo vizioso. Infatti il panico fa aumentare la frequenza respiratoria e l’iperventilazione può a sua volta determinare ulteriore panico.
In alcune persone, l’iperventilazione è un evento raro. Quando, invece, tale fenomeno diventa frequente, si parla di sindrome da iperventilazione.

La sindrome da iperventilazione è, perciò, un disturbo relativo alla respirazione. Ed è caratterizzata da dispnea e tachipnea (aumento della frequenza degli atti respiratori a riposo).

La causa è spesso legata a ragioni psicologiche e situazioni emotivamente stressanti come stati di ansia, depressione o rabbia.
All’aumento della respirazione possono poi collegarsi altri sintomi. Ad esempio dolori al petto, bocca secca, gonfiore addominale, vertigini e debolezza, confusione.

Risulta importante distinguere la sindrome da iperventilazione dall’ attacco di panico, anche se le due condizioni si sovrappongono. Infatti circa il 50% dei pazienti che soffrono di crisi di panico soffre anche di sindrome da iperventilazione e un 25% dei pazienti con sindrome da iperventilazione ha delle crisi di panico. Nell’attacco di panico l’individuo prova anche una profonda paura, spesso senza un motivo.

La sindrome da iperventilazione non va confusa neanche con l’iperpnea. In questo caso, infatti, l’aumento della frequenza e del ritmo degli atti respiratori dipendono da un incremento del metabolismo. Ad esempio una maggiore attività fisica comporta una maggiore produzione di anidride carbonica che l’iperpnea va a compensare.

Tale sindrome può interessare entrambi i sessi e a qualunque età anche se è più frequentemente riscontrabile in giovani donne.
Se la sintomatologia è tale da destare preoccupazione, magari perché associata anche ad altri sintomi come febbre, emorragie o altro, è importante rivolgersi al medico o recarsi al pronto soccorso. In alcuni casi, infatti, può rappresentare la spia di altre patologie potenzialmente pericolose.

L’iperventilazione può derivare anche dall’assunzione di alcuni farmaci (ad esempio, una dose eccessiva di aspirina). Oppure essere il sintomo di infezioni oppure patologie (ad esempio cardiache o polmonari).

Alcune patologie che possono essere associate al disturbo sono, ad esempio: Acidosi metabolica, Emorragie, Infarto miocardico, Allergie respiratorie. E ancora Embolia polmonare, Ansia, Sepsi, Insufficienza cardiaca, Polmonite, Attacco di panico. Ed anche Broncopneumopatia cronica ostruttiva, Asma, Shock settico.

Questo non è un elenco completo ed è, come sempre, sempre opportuno consultare il proprio medico di fiducia nel caso i sintomi persistano o addirittura tendano a peggiorare.

Gli episodi di iperventilazione collegati ad episodi di ansia ed panico in genere non presentano complicanze. Quindi hanno una buona prognosi (se non si considera l’impatto non proprio positivo sulla qualità di vita del soggetto ansioso).

Nei casi più rari, correlati a patologie cardio-polmonari, le possibili conseguenze e complicazioni, più o meno serie, dipendono dalla patologia di base.

I sintomi della sindrome da iperventilazione dipendono proprio dalla forma in cui si manifesta: acuta o cronica.

La forma acuta è caratterizzata da dispnea (respirazione difficoltosa) a cui a volte si aggiungono agitazione e sintomi fisici. Parliamo di dolore toracico, palpitazioni, parestesie (formicolio ed alterazione della sensibilità), senso di stordimento, vertigini, sincope (svenimento) o pre-sincope, visione offuscata, letargia, nausea e confusione mentale

Talvolta si presentano anche crampi, spasmi muscolari e tetania periferica (contrazioni forzate e involontarie dei muscoli). Questa si manifesta quando l’alcalosi respiratoria, causata dalla riduzione di anidride carbonica nel sangue, provoca una riduzione della concentrazione di fosfati e calcio. In sede di visita, i pazienti possono apparire ansiosi, tachipnoici o in entrambi i modi; l’esame obiettivo è poco illuminante.

La forma cronica è più frequente e anche più difficile da diagnosticare dato che presenta un quadro clinico più blando. Si manifesta con respirazioni profonde e frequenti. I sintomi sono generici e associati a condizioni di stress emozionali.

La diagnosi è ad esclusione, bisogna cioè andare ad escludere tutte le condizioni più gravi con sintomi sovrapponibili. L’esame obiettivo è poco utile in questo caso.

I test di primo livello comprendono, quindi, accertamenti volti ad escludere altre diagnosi e patologie cardiovascolari: Rx torace – ECG – Pulsossimetria. Si può ricorrere anche all’emogasanalisi per escludere acidosi metabolica e alla scintigrafia polmonare e angio-TC per escludere embolia polmonare.

Nella sindrome da iperventilazione, la pulsossimetria rileva una saturazione di ossigeno pari o vicina al 100%. La RX torace è normale. L'ECG è utile a rilevare un'ischemia miocardica. La stessa sindrome da iperventilazione, però, può provocare slivellamenti del tratto ST, inversioni dell'onda T e un allungamento dell'intervallo QT.

Se la causa della sindrome sono problemi di ansia, stress o panico le strategie da attuare per far fronte al disturbo possono essere diverse.
Diventa essenziale innanzitutto calmare il paziente, cercando di rassicurarlo sul fatto che non  ci saranno evoluzioni negative.

L’obiettivo primario è, comunque, quello di ripristinare adeguati livelli di anidride carbonica nel sangue. Di conseguenza anche gli altri sintomi causati dall’ipocapnia, eventualmente presenti, tenderanno a venir meno. Per ottenere ciò è necessario calmarsi oppure cercare di ridurre la quantità di ossigeno introdotta nei polmoni.

Alcune tecniche pratiche consigliate sono il respirare con naso e bocca in un sacchetto di carta. Alternando un minuto di respiro nel sacchetto e un minuto di respiro senza. In alternativa far respirare il soggetto attraverso una sola narice, con l’altra narice ed anche la bocca entrambe chiuse.

Possono essere di aiuto anche eseguire tecniche di respirazione e di rilassamento. Anche praticare una regolare attività fisica e valutare il ricorso ad una terapia psicologica. Eventualmente considerando anche l’assunzione, a giudizio medico, di farmaci ansiolitici al bisogno. Ma soprattutto apprendendo tecniche di rilassamento e di respirazione. Alcuni medici consigliano di istruire il paziente a eseguire un’espirazione massimale e la respirazione diaframmatica.

Se la causa dell’iperventilazione è, invece, una patologia organica specifica occorre impostare un terapia adeguata. Sarà il medico – una volta effettuata la diagnosi – a indicare i trattamenti più adatti.