Polmonite da ipersensibilità, conoscerla per evitarla

8 Mag, 2024

Polmonite da ipersensibilità, conoscerla per evitarla

polmonite da ipersensibilità - Nicola Dardes Pneumologo Roma
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La polmonite da ipersensibilità (o HP in breve) è una condizione infiammatoria del polmone la cui causa è riconducibile all’inalazione di minuscole particelle irritanti o “antigeni”. Un antigene è una sostanza esterna all’organismo in grado di essere riconosciuta dal sistema immunitario come estranea o potenzialmente pericolosa.
Le fonti di questi antigeni possono essere molto diverse tra loro. Quelle più comuni sono uno qualsiasi dei diversi tipi di muffe o proteine ​​animali (in particola modo uccelli).

Dopo l’inalazione, questi antigeni provocano infiammazione e, in alcuni casi, possono determinare un danno importante ai polmoni.

Come per altre patologie, è fondamentale una diagnosi precoce di polmonite da ipersensibilità. La prognosi è, infatti, molto buona se diagnosi e trattamento avvengono con tempestività prima che si arrivi alle fasi successive.

Se ciò non avviene, invece, il danno polmonare derivante dalla polmonite da ipersensibilità può essere irreversibile e può significare un impatto decisamente negativo sulla qualità di vita del paziente.

Non è una patologia contagiosa, anche se è possibile che altre persone intorno siano esposte agli stessi antigeni.

Quali sono i sintomi? Nelle fasi iniziali i sintomi possono essere simili a quelli influenzali, cioè febbre, brividi e tosse secca. La scomparsa di questi sintomi coincide, di solito, con la rimozione delle particelle o degli antigeni che ne sono la causa. In questi casi, in genere, non si registrano danni a lungo termine.

Se, invece, le esposizioni avvengono in modo continuativo o ripetuto nel corso di settimane, mesi o anni, si può eventualmente sviluppare un gruppo di sintomi più gravi. Come tosse persistente, mancanza di respiro, perdita di peso o affaticamento.

Come viene diagnosticata la polmonite da ipersensibilità?
Il primo passo nella diagnosi è un’anamnesi approfondita da parte del medico. Questo cercherà di indagare lo stato dei lavori attuali e passati, un’eventuale presenza di animali domestici o di hobby per accertare o meno l’esposizione a vari antigeni.

Un soggetto che abbia una storia di esposizione ad alto rischio e che presenti determinati sintomi, può indurre il medico a prescrivere esami diagnostici come una Rx del torace o anche una TAC.

Un test di funzionalità polmonare può consentire, poi, di stabilire il grado di compromissione dei polmoni. A seconda della gravità della malattia o della possibilità che se ne manifestino altre, il medico può scegliere di eseguire esami più invasivi.

Come viene trattata la polmonite da ipersensibilità?
Nella maggior parte dei casi, il trattamento più efficace per la polmonite da ipersensibilità consiste nell’evitare l’inalazione dell’antigene responsabile, soprattutto nelle fasi iniziali.

L'eliminazione della muffa, l'uso di dispositivi di protezione individuale (come una maschera) o l'allontanamento di un animale domestico possono ridurre significativamente i sintomi. E, di conseguenza, comportare un cambiamento rilevante nel decorso della polmonite da ipersensibilità.

Nei casi più gravi, la prescrizione di corticosteroidi può contribuire a ridurre l’infiammazione.

A livello clinico la polmonite da ipersensibilità (HP) può definirsi acuta, subacuta o cronica, a seconda della sua durata.

In caso di polmonite da ipersensibilità acuta i sintomi clinici sono febbre, brividi, malessere, tosse, costrizione toracica, dispnea e mal di testa. Si sviluppano entro poche ore dall’esposizione significativa. E scompaiono, di solito, gradualmente entro 12 ore o alcuni giorni dopo la rimozione dell’esposizione.
La condizione può, comunque, ripresentarsi in caso di riesposizione.

La polmonite da ipersensibilità subacuta (intermittente) si manifesta con una insidiosa insorgenza di tosse produttiva, dispnea, affaticamento nel corso di settimane o mesi.

Progredisce a tosse persistente e dispnea e può verificarsi in soggetti con frequenti reazioni acute.

Una mancata diagnosi e, quindi, un mancato trattamento di una polmonite da ipersensibilità acuta/subacuta può portare alla cronicizzazione della malattia.

Spesso si presenta senza episodi acuti evidenti, per questo è piuttosto insidiosa. Dispnea progressiva, tosse, affaticamento, malessere e/o perdita di peso sono i sintomi.

Anche gli esiti dell'esame obiettivo del paziente variano, perciò, in base alla tipologia di polmonite da ipersensibilità. I pazienti con la forma acuta si presentano con febbre, tachipnea e crepitii basali diffusi e sottili all'auscultazione.

I pazienti con polmonite da ipersensibilità subacuta si presentano in modo simile a quelli con malattia acuta. Ma i sintomi sono generalmente meno gravi e durano più a lungo.

I pazienti con polmonite da ipersensibilità cronica presentano atrofia muscolare e perdita di peso. Le dita a bacchetta di tamburo (ippocratismo digitale) sono presenti nel 50% dei casi. Sono spesso presenti tachipnea, distress respiratorio e crepitii inspiratori sui campi polmonari inferiori.

La polmonite da ipersensibilità acuta o cronica è generalmente grave e spesso si presenta con distress respiratorio che comporta la necessità di assistenza ventilatoria.

L‘inalazione di agenti organici come prodotti agricoli o polvere di legno può provocare sindromi cliniche e patologie simili alla polmonite da ipersensibilità. Parliamo, ad esempio, di bronchite cronica, asma, febbre da inalazione e sindrome tossica da polveri organiche.

In generale, la diagnosi di polmonite da ipersensibilità rimane fortemente dipendente dalla valutazione clinica.

Chiaramente, se è possibile identificare l’antigene inalato responsabile della condizione, la terapia più efficace è evitarlo completamente. In questo modo la malattia acuta regredisce e non c’è bisogno di una terapia specifica.

Se, invece, eliminare completamente o evitare l’esposizione agli allergeni non è possibile, cosa fare? Si deve cercare di ridurla al minimo con l’utilizzo di dispositivi di protezione o trattamenti ambientali. Come, ad esempio, purificazione dell’aria negli luoghi di lavoro, utilizzo di fungicidi e deumidificatori, rimozione delle muffe.

I pazienti con progressione della malattia in una situazione di esposizione continua dovrebbero ad ogni costo evitare l’antigene. Anche se dovesse significare un cambio di lavoro o di casa.

Oltre ai corticosteroidi orali, in determinati casi sono state seguite altre terapie alternative. I corticosteroidi inalatori, i broncodilatatori, il cromoglicato sodico e gli antistaminici possono essere, ad esempio, utili nei casi con fisiologia ostruttiva reversibile.

Oltre alle misure da adottare già menzionate, è importante seguire regolarmente la manutenzione preventiva su tutte le apparecchiature di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria.

Si raccomanda, inoltre, di rimuovere sia l’acqua stagnante per scoraggiare una eccessiva crescita microbica, sia mobili e moquette danneggiati dall’acqua.