Polmonite virale o batterica, perchè viene? E come si cura?

19 Feb, 2024

Polmonite virale o batterica, perchè viene? E come si cura?

Polmonite virale e batterica - Nicola Dardes Pneumologo Roma
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Professor Nicola Dardes, che cos'è la polmonite?

La polmonite è il capitano del battaglione della morte, così dicevano i medici della prima metà del 900, soprattutto nell’era pre-antibiotica. Era, infatti, una malattia gravissima e, in era pre-antibiotica, difficilmente curabile.

La polmonite, per definizione, è l’infiammazione del tessuto polmonare, degli alveoli che sono quelle piccole sacche di di tessuto che servono agli scambi gassosi.

Perché veniva definita il capitano del battaglione della morte?

I polmoni sono organi molto estesi, anche se ripiegati su se stessi. I polmoni infiammati e infettati determinano danni frequentemente in tutto l’organismo.

Poi con l’era antibiotica le cose sono significativamente cambiate. Ma comunque la polmonite resta tuttora la maggiore causa di morte nel mondo, soprattutto se teniamo conto di quello che accade nei paesi in via di sviluppo.

Noi distinguiamo fondamentalmente due tipi di polmoniti. Ci sono le polmoniti acquisite in comunità, cioè quelle che possiamo contrarre al cinema, sull’autobus, da un familiare, a casa. E le polmoniti nosocomiali, cioè quelle che vengono contratte in ospedale.

La differenza è sostanziale, perché le popolazioni di microrganismi che le determinano sono fondamentalmente diverse.

Le polmoniti che si contraggono in ospedale sono principalmente batteriche. Con delle eccezioni per alcuni casi di polmonite virale.

Questi batteri sono multi resistenti agli antibiotici. E questo perché si sviluppano in un ambiente ad alta pressione, così si dice tecnicamente, ad alta densità antibiotica e quindi sono più difficilmente curabili.

Le polmoniti acquisite in comunità possono essere virali, batteriche, più raramente da funghi. E sono più facilmente curabili rispetto alle polmoniti ospedaliere, per il semplice motivo che le probabilità che i batteri che le sostengono siano resistenti agli antibiotici sono più basse.

Professore, ma come si prende la polmonite?

La polmonite viene per inalazione degli agenti che la determinano, quindi virus, batteri o funghi. Cosa succede?
Che il filtro primo che viene trovato dai batteri che sono presenti o virus che sono presenti nell’aria è rappresentato dal naso.

Nel naso, attraverso un meccanismo particolare, vengono intrappolate le particelle del pulviscolo atmosferico e queste si depositano sulle pareti. Con la respirazione, soprattutto la respirazione notturna, queste particelle che possono essere cariche di microbi vengono aerosolizzate nelle basse vie respiratorie

Quando accade questo? Quando la carica batterica è tale per cui il filtro nasale non ce la fa ad intrappolare tutta la popolazione batterica che giunge.

I batteri arrivano perciò nelle basse vie respiratorie e si localizzano nel polmone. Lì trovano il loro nutrimento e crescono.

Il polmone reagisce con la reazione infiammatoria tipica, richiamando i globuli bianchi che vanno all’interno delle vie aeree. Ed ecco che compare la polmonite.

Cosa succede quando è avvenuto questo fenomeno?

Succede che l’organismo ha una reazione potentissima per cui quando compare la polmonite si hanno sintomi come la febbre, talvolta preceduta dai brividi, altre volte no. Compare un grande senso di spossatezza e può comparire il fiato corto. Chiaramente la situazione cambia a seconda delle condizioni nelle quali si trova il paziente.

Quali sono gli individui più a rischio per contrarre una polmonite grave?

Sono i pazienti immunocompromessi, cioè quelli che hanno una riduzione dell’attività del sistema immunitario, ad esempio i pazienti che fanno chemio o radioterapia. Poi ci sono gli anziani, gli over 65 anni.

Oppure i pazienti che hanno la bronchite cronica ostruttiva o l’enfisema polmonare, pazienti che hanno lo scompenso cardiaco e l’insufficienza renale. Insomma qualunque condizione di debilitazione dell’organismo determina da un lato una maggiore facilità di contrarre la polmonite, dall’altro lato una maggiore difficoltà di cura.

Perché è una corsa tra l'azione dell'antibiotico che viene somministrato e la crescita batterica?

Esatto, gli eserciti che si scontrano sono due: da un lato c’è la popolazione batterica, qualunque essa sia. Dall’altro c’è il sistema di difesa che è costituito da due guarnigioni.

La prima guarnigione è rappresentata dal sistema immunitario. La seconda guarnigione dagli antibiotici che vengono somministrati dai medici. Prima si interviene con la terapia antibiotica, una volta che è stata posta diagnosi di polmonite, maggiori sono le possibilità di successo. Normalmente la cura per una polmonite acquisita in comunità è, in partenza, una terapia cosiddetta empirica. Cioè si sceglie l’antibiotico che in quel periodo dell’anno ha maggiori probabilità di funzionare.

Vediamo come si fa la diagnosi di polmonite.

La diagnosi della polmonite acquisita in comunità è una diagnosi essenzialmente clinica. Supportata dalla diagnostica per immagine e dalla diagnostica di laboratorio.

Detta in termini più semplici, il medico facendo la visita si deve porre il problema se si trova in presenza di una polmonite o di altre cause possibili come ad esempio lo scompenso cardiaco o l’embolia polmonare.

Il minimo che può fare è una radiografia del torace. Oppure a casa del paziente, al letto del malato, si può anche effettuare un’ecografia del torace. Questa è molto più maneggevole e più rapida e dà subito l’idea se si è in presenza della polmonite o meno. E poi i dati di laboratorio, la velocità di sedimentazione, la conta dei globuli bianchi.

Un livello di diagnosi più avanzato, invece, può essere quello poi della ricerca dell'agente eziologico causa della polmonite acquisita in comunità. Con una diagnosi di polmonite cosa bisogna fare? Quando deve preoccuparsi una persona e, quindi, ricoverarsi?

Beh, una persona che ha una diagnosi di polmonite viene ricoverata quando vengono realizzati, identificati alcuni criteri che hanno un acronimo che si chiama CURB 65.

Cioè età superiore ai 65 anni. Poi confusione è la C. Confusione che può essere determinata sia dallo stato di malessere generale che dall’ insufficienza respiratoria. Uremia, cioè aumento della azotemia, che può essere determinato dalla disidratazione da febbre o dall’insorgenza dell’ insufficienza renale. La R sta per respirazione, cioè la frequenza respiratoria, che normalmente va dai 14 ai 16 atti al minuto, supera i 25 30 atti al minuto. B sta per Blood pressure pressione arteriosa, inferiore a 90 mm di mercurio.

Quindi questi sono i criteri di gravità. Ma devono essere presenti tutti e cinque?

No, quando uno di questi criteri è presente, quindi non tutti e cinque ma me ne basta uno, il paziente deve essere ricoverato perché ha bisogno di un livello di cura più intensiva.

Per una polmonite quali sono i tempi di guarigione? È opportuno un periodo di convalescenza?

È opportuno e necessario, direi indispensabile, ed è anche importante che sia protratto.

Purtroppo c’è qualcuno che non può permetterselo e corre dei rischi che tante volte poi si traducono in una ricaduta. E che generalmente è più pesante della malattia iniziale.

Forse ci sono due categorie di persone, quelli che non vogliono fare la convalescenza perché si sentono potenti. E poi quelli che non possono permetterselo perché se non lavorano hanno delle difficoltà. Questo rappresenta un reale problema.

Polmonite virale o batterica...quale è contagiosa?

La polmonite virale lo è più di quella batterica. La polmonite da micoplasma è molto contagiosa. È inutile parlare della polmonite da Covid perché sanno tutti quanto sia stata contagiosa. La trasmissione in una polmonite virale avviene attraverso le goccioline di saliva. I dispositivi di protezione individuale sono indispensabili.

Per quello che riguarda la polmonite batterica diciamo che la contagiosità è minore.
Il contrarre la polmonite dipende poi da una serie di fattori che vanno dalla virulenza del germe alle condizioni del dell’individuo ospite, alla carica batterica. In linea generale comunque, polmonite virale e batterica rientrano tutte tra le malattie infettive e contagiose. 

È possibile vaccinarsi, esiste un vaccino?

Esiste il vaccino per la polmonite, almeno negli adulti. Esistono diversi schemi di vaccinazione contro il diplococcus pneumonie, comunemente chiamato pneumococco, che ha numerosi ceppi.

C’è la possibilità di vaccinarsi contro 20 ceppi e poi 23. Il più diffuso è il vaccino contro 23 ceppi di pneumococco e viene fatto una volta ogni 5 anni in media.