Diagnosi precoce tumore al polmone e rischio recidive

5 Mar, 2024

Diagnosi precoce tumore al polmone e rischio recidive

diagnosi precoce tumore polmone - Nicola Dardes Pneumologo Roma
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Nel 2023 sono stati 44.000 le diagnosi di tumore al polmone. Un’incidenza decisamente elevata, così come elevata è la statistica di mortalità legata a questo tumore. Il dato della sopravvivenza a 5 anni (16% negli uomini e 23% nelle donne), infatti, colloca il tumore del polmone agli ultimi posti di questa infausta classifica.

Un’attenta riflessione degli ultimi dati a disposizione impone di ricordare quanto sia importante la prevenzione primaria. Lo screening nei soggetti a rischio (i forti fumatori), ha dimostrato, infatti, una riduzione della mortalità. E anche un significativo incremento delle chance di diagnosi precoce di tumore al polmone.

Ed è bene sottolineare come proprio la diagnosi precoce del tumore del polmone sia, come in tutte le neoplasie, fondamentale per la guarigione e la sopravvivenza del paziente.

Ad oggi, si stima che il tasso di guarigione sia dell’8% nei maschi e del 13% nelle femmine che hanno ricevuto diagnosi di tumore del polmone nel 2000.

In merito alla sopravvivenza a 5 anni, si stima che in Italia sia pari al 15% negli uomini e 19% nelle donne. Questo dato è influenzato negativamente dal fatto che i pazienti ricevono una diagnosi di malattia in stadio avanzato.

Purtroppo, il cancro del polmone può non avere sintomi evidenti nelle primissime fasi della malattia. Sintomi che si manifestano invece via via che la neoplasia cresce.

Ciò rende evidentemente più difficile individuarne la presenza nella sua fase iniziale.

Comunque i sintomi principali sono:
tosse persistente;
– in alcuni casi la tosse è associata a sangue o espettorato con strie ematiche;
infezione polmonare ricorrente (bronchite o polmonite);
perdita dell’appetito;
calo di peso;
affaticamento;
dolore toracico;
debolezza

Sintomi da non sottovalutare soprattutto tenendo conto di quali sono i fattori di rischio. Cioè fumo attivo ed esposizione al fumo passivo. E poi esposizione, spesso per motivi professionali, a sostanze quali il radon, l’amianto, l’arsenico, il nickel, il catrame, il cromo.

Motivi in più per sottoporsi a una visita medica che è il primo passo fondamentale per la diagnosi. 

In seguito a diagnosi certa di tumore al polmone e di eventuale stadiazione è previsto il prelievo di piccoli campioni bioptici e citologici polmonari prelevati per mezzo di biopsie. Ulteriori esami di approfondimento diagnostico sono necessari per stabilire la tipologia del tumore.

L’AIRC, la Fondazione per la Ricerca sul Cancro precisa che “dal punto di vista clinico si è soliti distinguere due tipi principali di tumore del polmone. Insieme rappresentano oltre il 95 per cento di tutte le neoplasie che colpiscono questi organi.

Parliamo del tumore polmonare a piccole cellule (detto anche microcitoma, categoria di cui fa parte il 10-15 per cento dei casi). E poi del tumore polmonare non a piccole cellule (il restante 85 per cento circa dei casi).

Entrambi sono originati dal tessuto epiteliale che riveste le strutture polmonari.

Anche se diagnosticato in fase iniziale, il tumore al polmone presenta un alto tasso di recidiva dopo l'intervento chirurgico per la sua rimozione. Oggi, però, evitare che la malattia si ripresenti è possibile.

Ricordiamo, infatti, che in occasione del Congresso 2023 dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il principale appuntamento mondiale dedicato alla lotta al cancro, è stato presentato uno studio che ha raggiunto un risultato importantissimo.

Quello relativo alla straordinaria efficacia del farmaco osimertinib. Il suo utilizzo dopo la chirurgia, nelle neoplasie del polmone con mutazione nel gene EGFR, contribuisce a ridurre il rischio di recidiva o morte del 51% rispetto alla chemioterapia. E a cinque anni dalla diagnosi, quasi il 90% dei pazienti è ancora vivo. 

Anche nei tumori polmonari le recidive non sono affatto rare. E la chemioterapia, utilizzata per ridurre questo rischio, non ha mai comportato, storicamente, risultati significativi. Per questo motivo negli anni si sono andate a sviluppare nuove possibili strategie per evitare il ripresentarsi della malattia.

Una di queste è rappresentata dall’utilizzo di osimertinib. Circa il 15% dei tumori del polmone presenta una particolare caratteristica genetica, la mutazione nel gene EGFR. Tale caratteristica rende queste cellule suscettibili all’azione di osimertinib.

Lo studio ADAURA è stato presentato ad ASCO e coordinato dal professor De Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano e Principal Investigator dello studio ADAURA per l’Italia.

Osimertinib è stato utilizzato come adiuvante dopo l'operazione in pazienti con tumore al polmone EGFR mutato in stadio precoce. Condotto su 682 pazienti provenienti da 26 nazioni. Ed è risultato che l'88% dei pazienti così trattati è vivo a cinque anni, rispetto al 78% di quelli trattati con placebo.

«Questi nuovi risultati dello studio ADAURA dimostrano che quasi il 90% dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule in stadio iniziale trattati con osimertinib è vivo a 5 anni. Con una riduzione del rischio di morte del 51%. La rilevanza di questi dati è senza precedenti» ha concluso De Marinis durante il Congresso.

Ma ricordiamo che questo Evento è stato importante anche per la diagnosi di tumore del polmone in stadio precoce senza mutazioni EGFR.

Per i pazienti con questa diagnosi una strategia utile per evitare le recidive potrebbe essere la somministrazione dell’immunoterapia. Al Congresso sono stati presentati i dati dello studio registrativo di Fase 3 KEYNOTE-671, con un tempo di osservazione di due anni.

Le analisi hanno rilevato che l’immunoterapia con pembrolizumab, prima e dopo l’intervento chirurgico, migliora la sopravvivenza libera da eventi e riduce il rischio di recidiva del 42%.
In particolare a due anni dalla somministrazione il 62,4% dei pazienti trattati con il regime pembrolizumab era vivo senza aver sviluppato eventi. Rispetto al 40,6% dei pazienti trattati con il regime di chemioterapia e placebo.
Un risultato importante che potrebbe presto portare all’approvazione del farmaco anche nel nostro Paese.