Tumore del polmone, i campanelli d’allarme

4 Feb, 2024

Tumore del polmone, i campanelli d’allarme

tumore polmone - Nicola Dardes Pneumologo Roma
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Cancro e tumore spesso sono usati come sinonimi…ma qual è la differenza?Il tumore è una proliferazione cellulare anomala e può essere limitata alla sede di origine, oppure può dare origine a metastasi. Cancro, invece, indica un tumore in grado di produrre metastasi.

Parlando dei polmoni, il tumore viene considerato la “malattia primitiva”, quella da cui si genera la mutazione del DNA all’interno delle cellule.

Il cancro, invece, può presentarsi in uno stadio successivo, comportando la possibile formazione di metastasi.

Cos’è, allora, il tumore del polmone?

Il tumore del polmone è una patologia che origina nei polmoni provocando una crescita incontrollata di cellule maligne, dagli alveoli ai tessuti polmonari.

Queste compromettono la funzione dei polmoni di trasferire l’ossigeno respirato al circolo sanguigno e di depurarlo dall’anidride carbonica prodotta dall’organismo.

Una volta formata, la massa di cellule tumorali può ostruire il flusso dell’aria o provocare emorragie.

Esistono diverse forme della malattia. I principali tipi di neoplasie del polmone si dividono in due categorie. Abiamo tumori non a piccole cellule (adenocarcinoma e carcinoma spinocellulare/ squamocellulare) e tumori a piccole cellule (microcitoma, meno comune e tipico dei grandi fumatori).

Il tumore a piccole cellule o microcitoma (nei testi scientifici spesso abbreviato come SCLC, dall’inglese “small-cell lung cancer”) si sviluppa nei bronchi di diametro maggiore.

Si tratta di cellule di piccole dimensioni e si presenta in genere nei fumatori. Invece è molto raro in chi non ha mai fumato. La sua prognosi è peggiore rispetto a quella del tumore non a piccole cellule. Anche perché la malattia si diffonde molto rapidamente ad altri organi.

Il tumore non a piccole cellule (nei testi medico-scientifici spesso abbreviato in NSCLC, dall’inglese “non-small-cell lung cancer”) è a sua volta suddiviso in tre principali tipi.

Il carcinoma spinocellulare (detto anche squamocellulare o a cellule squamose) rappresenta il 25-30 per cento circa dei casi. Nasce nelle vie aeree di medio-grosso calibro, dalla trasformazione dell’epitelio che riveste i bronchi, provocata dal fumo di sigaretta. È il tumore polmonare con la prognosi più positiv. 

L’adenocarcinoma rappresenta circa il 60 per cento dei casi. Si localizza, diversamente dai precedenti, in sede più periferica e cioè a livello dei bronchi di diametro minore.

È il tumore del polmone più frequente tra chi non ha mai fumato. Talvolta è dovuto alla presenza di cicatrici polmonari (per esempio per vecchie infezioni tubercolari o per pleuriti).

Il carcinoma a grandi cellule è meno frequente (10 per cento circa dei casi). Può comparire in diverse aree del polmone. In genere tende a crescere e a diffondersi piuttosto rapidamente.

Nel restante 5 per cento dei casi il tumore polmonare non prende origine dall’epitelio ma da tessuti diversi. 

Ad esempio i tessuti endocrino (in questo caso si parla di carcinoide polmonare di origine neuroendocrina) o linfatico (in questo caso si tratta di linfoma polmonare).

I tumori del polmone non a piccole cellule sono classificati in quattro stadi di gravità crescente, indicati con i numeri romani da I a IV.

Per la stadiazione (il processo che permette di assegnare uno stadio all’evoluzione della malattia) si utilizza il cosiddetto sistema TNM.

Il parametro T descrive la dimensione del tumore primitivo (cioè quello che si è manifestato per primo nel caso in cui la malattia si sia diffusa ad altre sedi).
N indica l’eventuale interessamento dei linfonodi. Infine il parametro M fa riferimento alla presenza o meno di metastasi a distanza.

Il tumore a piccole cellule è tradizionalmente classificato in due stadi, limitato o esteso.

Le neoplasie polmonari sono una delle prime cause di morte nei Paesi industrializzati, Italia compresa.

In particolare, nel nostro Paese questa neoplasia è la prima causa di morte per tumore negli uomini e la seconda nelle donne.

Il più importante fattore di rischio per il tumore del polmone è, ovviamente, il fumo di sigaretta

Esiste infatti un chiaro rapporto di causa ed effetto tra questa abitudine e la malattia, e ciò vale anche per l’esposizione al fumo passivo.

Più si è fumato (o più fumo si è respirato nella vita) e maggiore è la probabilità di ammalarsi.
Secondo gli esperti, contano sia la quantità di tempo in cui si è fumato, sia il numero di sigarette fumate.

Ma la durata potrebbe essere un fattore ancora più importante

Se si inizia a fumare da giovanissimi un pacchetto al giorno e si prosegue per il resto della vita, ci si può ammalare addirittura di più rispetto a chi, comunque esposto ad altissimo rischio, fuma due pacchetti al giorno ma per un tempo più breve.
Smettere determina invece una forte riduzione del rischio.

Il rischio relativo dei fumatori di ammalarsi di tumore al polmone è più alto di circa 14 volte rispetto a quello dei non fumatori. Ed è addirittura fino a 20 volte maggiore se si fumano più di 20 sigarette al giorno. Il fumo di sigaretta è responsabile di 8-9 tumori del polmone su 10.

Cancerogeni chimici come  l’amianto (asbesto), il radon e i metalli pesanti sono fattori di rischio per questa malattia. Soprattutto per quella parte di popolazione che viene a contatto con queste sostanze per motivi di lavoro: si parla in questo caso di esposizione professionale.

Aumentano il rischio di ammalarsi anche l’inquinamento atmosferico. E poi casi di tumore del polmone in famiglia (soprattutto nei genitori o in fratelli e sorelle). E anche precedenti malattie polmonari o trattamenti di radioterapia che hanno colpito i polmoni (magari per un pregresso linfoma).

Sono sempre più precisi i dati che spiegano a livello molecolare i meccanismi che portano allo sviluppo del cancro del polmone

Tra i geni coinvolti ricordiamo – solo per citarne alcuni – gli oncosoppressori p53 e p16 (che nelle forme non alterate “tengono a bada” il tumore). E l’oncogene K-RAS (una variante genica che favorisce la malattia) per il tumore del polmone non a piccole cellule. Mutazioni di p53 e RB1 sono invece comuni nel tumore del polmone a piccole cellule.

Il tumore del polmone in molti casi resta asintomatico nelle fasi iniziali. Infatti a volte la malattia viene diagnosticata nel corso di esami effettuati per altri motivi.

Quando presenti, i sintomi più comuni del tumore del polmone sono:

tosse continua che non passa o addirittura peggiora nel tempo;
raucedine;
– presenza di sangue nel catarro;
respiro corto;
dolore al petto che aumenta nel caso di un colpo di tosse o un respiro profondo;
perdita di peso e di appetito;
stanchezza;
frequenti infezioni respiratorie (bronchiti o polmoniti) o che ritornano dopo un trattamento.

Il tumore del polmone può diffondersi per contiguità alle strutture vicine (la pleura che riveste i polmoni, la parete toracica e il diaframma). O per via linfatica ai linfonodi o attraverso il flusso sanguigno.

Ma quasi tutti gli organi possono essere interessati dalle sue metastasi. Fegato, cervello, surreni, ossa, reni, pancreas, milza e cute.
Con sintomi specifici come dolore alle ossa e ittero, sintomi neurologici come mal di testa o vertigini, e noduli visibili a livello cutaneo.

La diagnosi è fondamentale, soprattutto se precoce. In presenza di sintomi sospetti è importante contattare il proprio medico. Questo, dopo una visita approfondita nella quale valuterà tutti i segni e i sintomi, potrà prescrivere ulteriori esami di approfondimento. Come, per esempio, una radiografia al torace.

Ulteriori approfondimenti possono prevedere l’uso di TC e PET.

Ma per arrivare a una diagnosi certa è necessario effettuare una biopsia cioè un prelievo di un frammento di tessuto sospetto. Il successivo esame istologico consiste nello studio al microscopio del frammento prelevato.

Per avere un quadro più preciso della situazione, il medico può quindi prescrivere la broncoscopia. Con questo esame si riesce a visualizzare l’interno dei bronchi grazie a un sottile tubo inserito attraverso la bocca. Consente anche di eseguire prelievi di tessuto senza ricorrere all'intervento chirurgico.

La valutazione della funzionalità polmonare, ovvero di come lavorano i polmoni, è fondamentale. In particolare se si pensa di ricorrere all’intervento chirurgico per asportare parte del polmone.

Nel corso delle analisi dei campioni di tessuto prelevati, è oggi possibile determinare la presenza di particolari molecole sulle cellule tumorali. Molecole che possano rappresentare i bersagli per i cosiddetti “farmaci mirati”. Aiutando così i medici a decidere quale trattamento utilizzare per la cura di ogni paziente.