Virus respiratorio sinciziale, come prevenire le infezioni

14 Feb, 2024

Virus respiratorio sinciziale, come prevenire le infezioni

virus respiratorio sinciziale - Nicola Dardes Pneumologo Roma
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Il Virus Respiratorio Sinciziale – RSV è in aumento.

In Europa, infatti, provoca più del 60% delle infezioni respiratorie acute in bambini al di sotto dei 5 anni di età.

Negli adulti over 60 vengono stimati circa 3 milioni di casi di sindromi respiratorie acute, con più di 465mila ospedalizzazioni e più di 33mila decessi in ambito ospedaliero RSV-correlati.

In Italia, nel periodo 2001–2014 sono stati registrati 57.656 ricoveri ospedalieri per patologie da RSV.

virus respiratorio sinciziale nei bambini - Nicola Dardes Pneumologo Roma
Si stima che nella stagione 2022-2023, la causa di circa il 50% delle sindromi simil-influenzali nei bambini con età inferiore ai due anni sia stata il virus respiratorio sinciziale. Inoltre, il tasso di ospedalizzazione in età pediatrica RSV-correlato è incrementato nelle ultime stagioni rispetto a quello degli anni precedenti.

L’impatto negli adulti, certamente sottostimato, nel 2019 conta circa 290mila casi di infezioni respiratorie acute da RSV. In particolare 26mila ospedalizzazioni e 2mila decessi in ambito ospedaliero.

Per far fronte a questo quadro epidemiologico, la Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) e la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) hanno redatto un Documento congiunto.

Uno degli obiettivi è incentivare l’impiego dei nuovi strumenti preventivi del Virus Respiratorio Sinciziale e malattie associate.

Parliamo di anticorpi monoclonali (come quello a lunga emivita Nirsevimab) e vaccini, che possono salvare bambini e anziani da malattia grave e decesso.

Il Documento “Prevenzione delle infezioni da Virus Respiratorio Sinciziale nella popolazione italiana” è stato redatto dagli igienisti della SItI e e dagli infettivologi della SIMIT.

E si propone come punto di partenza per quattro obiettivi.
Il primo è potenziare il sistema di sorveglianza per le infezioni virali respiratorie secondo le indicazioni dell’OMS e dell’ECDC.
Il secondo è considerare la disponibilità del nuovo anticorpo monoclonale come un’importante arma di prevenzione universale delle malattie da Virus Respiratorio Sinciziale. Come tale dovrebbe rientrare in quadro organizzativo alla stregua di un programma vaccinale.
Altro obiettivo è considerare che i nuovi vaccini contro l’RSV oggi disponibili rappresentano un’opzione preventiva innovativa nei confronti di un bisogno medico ad oggi insoddisfatto;

E prevedere, poi, di inserire la vaccinazione contro l’RSV nel calendario vaccinale. Raccomandando la vaccinazione negli adulti >60 anni di età con co-morbosità e negli anziani >75 anni di età.

“Il Virus Respiratorio Sinciziale umano è uno dei virus più comuni che infettano i bambini in tutto il mondo. Ed è sempre più riconosciuto come un importante patogeno negli adulti, in particolare negli anziani – afferma il Prof. Giovanni Gabutti, Coordinatore del Gruppo di Lavoro ‘Vaccini e Politiche vaccinali’ della Società Italiana d’Igiene (SItI). Le infezioni da RSV rappresentano un rilevante problema di Sanità pubblica. Coinvolge tutte le fasce di età e purtroppo non esiste un trattamento efficace

La gestione e la prevenzione delle patologie RSV-correlate sono ad oggi un bisogno medico insoddisfatto . Questo può trovare una risposta grazie alle nuove scoperte scientifiche ed alla disponibilità di nuove opzioni di intervento in termini di immunoprofilassi passiva ed attiva”.

“Il Virus Sinciziale lo abbiamo conosciuto meglio negli ultimi anni. Con il nuovo sistema di monitoraggio delle polmoniti – sottolinea il Prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT. 
È un virus che frequentemente colpisce bambini o persone in età più avanzata con forme di polmonite molto gravi, con un rischio di letalità certamente non trascurabile.

La disponibilità dei nuovi strumenti preventivi, i cui risultati di sicurezza ed efficacia sono confermati, deve rappresentare un punto di riferimento imprescindibile per il SSN. 

Permetteranno infatti di salvaguardare la salute di soggetti i cui sistemi immunitari non sono completamente sviluppati, come i bambini. Oppure che attraversano una fase di immunosenescenza, come negli over 60”.

Non sono disponibili terapie antivirali per l’RSV.

Si può ridurre il rischio di contagio con approcci non farmacologici. Ad esempio il lavaggio delle mani, non toccarsi il volto, pulire le superfici. E tenere la distanza da persone con starnutazione o tosse, non esporsi al fumo di tabacco.

Tuttavia, l’opzione preventiva innovativa risiede in due nuovi strumenti farmacologici.  Parliamo dell’immunoprofilassi passiva con anticorpi monoclonali e la profilassi attiva mediante immunizzazione.

La prima consiste nell’anticorpo monoclonale Nirsevimab. Questo ha un’efficacia del 74,5% per le infezioni delle basse vie respiratorie da RSV. E del 62,1% per le ospedalizzazioni per le infezioni delle basse vie respiratorie RSV-correlate.

Recentemente poi sono stati approvati e sono disponibili due vaccini per RSV. Entrambi con elevati profili di efficacia.
Il vaccino ricombinante, bivalente non adiuvato è indicato per la protezione passiva nei neonati dalla nascita fino ai 6 mesi di età a seguito dell’immunizzazione della madre durante la gravidanza. E anche per l’immunizzazione attiva dei soggetti di età pari o superiore a 60 anni.
Il vaccino ricombinante monovalente adiuvato è indicato per l’immunizzazione attiva negli adulti di età pari o superiore a 60 anni. Anche un terzo vaccino a mRNA è in fase avanzata di sviluppo.