Dell’inquinamento atmosferico

24 Gen, 2024

Dell’inquinamento atmosferico

Inquinamento atmosferico - Nicola Dardes Pneumologo Roma
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Un nemico invisibile quanto pericoloso. I dati non lasciano dubbi: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento atmosferico è il principale fattore di rischio per la salute mondiale.

Uno studio del Global Burden of Disease ha stimato che siano direttamente riconducibili all’inquinamento nel mondo oltre 7 milioni di decessi determinati da inquinamento ambientale e inquinamento domestico. Decessi causati soprattutto da malattie cardiovascolari come l’arresto cardiaco, scompenso, aritmie, ictus ischemico e soprattutto infarti.

Va poi sottolineato come, mentre il fumo riduce l’aspettativa di vita di 2,2 anni, l’inquinamento atmosferico lo riduce di 2,9.

Ci sono poi tutte le problematiche collegate alle patologie dell’apparato respiratorio. E’ stato dimostrato come l’esposizione ad alti livelli di inquinanti durante l’infanzia inibisce la capacità polmonare. Provoca l’asma, porta a livelli più elevati di malattie respiratorie, infezioni alle orecchie e aumenta il rischio di allergie.

Gli inquinanti atmosferici inoltre possono alterare la sensibilità all’insulina e promuovere la comparsa di diabete, attraverso stress ossidativo e infiammazione cronica. Secondo il Gbd, fino al 22% dei casi di diabete di tipo 2 potrebbero essere imputati all’inquinamento.

Tra le varie sostanze presenti nell’atmosfera, il particolato è uno dei più pericolosi. L’esposizione prolungata a questo agente causa infatti danni a molti apparati del corpo umano come quello circolatorio e respiratorio. Ma provoca anche l’insorgere di patologie del sistema centrale e di quello riproduttivo.

Tra le relazioni più frequentemente attestate ci sono i tumori ai polmoni, le ischemie e gli attacchi cardiaci, ma anche disturbi respiratori cronici come l’asma.

La tossicità è ancora più elevata nel caso del Pm2.5, ovvero quello con il diametro più ridotto (2,5 micrometri). Questo permette alle particelle di intrufolarsi in profondità nei meandri del corpo umano.

Ma nonostante la crescente consapevolezza del rischio e i numerosi sforzi per contrastarlo, la situazione è ancora molto grave.

Più del 98% della popolazione europea vive in zone dove la concentrazione di Pm2.5 supera i limiti stabiliti dall’Oms che è di 5 microgrammi ogni metro cubo di aria.

L’impatto sulla salute, come visto, è oramai un fatto ampiamente accertato.  L’impatto economico sul sistema sanitario si aggira sui 330 miliardi di euro l’anno.

Per questo l’Unione europea ha definito la strategia Zero pollution vision for 2050. Il primo obiettivo è di ridurre del 55% le morti legate all’inquinamento atmosferico entro il 2030.

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Ma nel frattempo arriva l’allarme dal rapporto Europe’s air quality status, dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea). Lo studio ha analizzato la qualità dell’aria di 37 paesi.

Cioè tutti gli stati membri dell’Unione europea e altri come l’Islanda, la Norvegia, la Svizzera, la Turchia, la Serbia, il Kosovo o il Montenegro. Esaminando gli inquinanti atmosferici presenti tra cui il particolato, il biossido di azoto, l’ozono e il biossido di zolfo.

Le zone che hanno registrato i livelli più alti di queste sostanze, e quindi i risultati peggiori rispetto alla qualità dell’aria, sono gli stati dell’Europa centro orientale, a causa dell’uso del carbone per il riscaldamento domestico e l’industria. E anche l’Italia, dove la “combinazione di unalta densità di emissioni antropiche e di condizioni meteorologiche e geografiche favoriscono laccumulo di inquinanti atmosferici nellatmosfera e la formazione di particelle secondarie” in Pianura Padana.

Ma le cattive notizie riguardano tutte e tutti. Secondo il rapporto, infatti, circa il 97% dell’intera popolazione dei 37 paesi analizzati è stato esposto a livelli molto alti di inquinamento atmosferico. Abbondantemente superiori a quelli ritenuti sicuri dall’Organizzazione mondiale della sanità.

In particolare, il 76% della popolazione è esposta a livelli eccessivi di particolato Pm10, il 94% all’ozono e il 90% al biossido di azoto.

Un problema particolarmente grave soprattutto per i più piccoli. Almeno 1.200 minori ogni anno muoiono a causa dell’inquinamento dell’aria. Altre migliaia sono afflitti da problemi di salute fisica e mentale per aver respirato aria sporca fin dalla nascita.

I minori sono infatti i più esposti ai pericoli dovuti alla presenza di sostanze nocive nell’aria. Con impatti permanenti che cominciano durante la gestazione e possono causare riduzioni di peso o la nascita prematura.

Per questo, oltre a sottolineare l’importanza di ridurre le fonti di inquinamento come il traffico stradale o la combustione di carbone, l’Aea ha lanciato un appello ai governi.

Affinché assumano azioni specifiche a tutela dei minori. Come la creazione di aree a basso inquinamento intorno alle scuole, con traffico limitato e divieto di lasciare accesi i motori dei veicoli.

E si torna così alla principale questione da affrontare: l’abbassamento delle emissioni di CO2. Intervenendo sulle attività antropiche che favoriscono la diffusione nell’atmosfera di gas e polveri sottilissime.

In particolare, le principali fonti di inquinamento atmosferico sono le attività industriali, gli impianti per la produzione di energia, gli impianti di riscaldamento e il traffico stradale.

Ma anche ognuno di noi può dare il proprio contributo mettendo in pratica durante il giorno alcune semplici abitudini.

Come il muoversi a piedi in città, scegliere tessuti naturali, trascorrere più tempo a contatto con la natura. 
E ancora differenziare i rifiuti, scegliere prodotti locali a Km zero, ridurre gli sprechi alimentari, spegnere la luce, chiudere il rubinetto di casa quando non necessario.