Fumo di tabacco? Meglio di no, grazie!

15 Nov, 2023

Fumo di tabacco? Meglio di no, grazie!

Fumo di tabacco - i danni. Prof. Dardes Pneumologo a Roma
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Professor Nicola Dardes, oggi parliamo di fumo . Secondo gli ultimi dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, il fumo di tabacco è, a livello mondiale, la più grande minaccia per la salute e il primo fattore di rischio delle malattie croniche non trasmissibili.

Sì, in effetti è così. Il fumo di tabacco è responsabile della maggior parte delle malattie croniche e dei decessi correlati con queste malattie.
Quando si pensa ai danni del fumo di tabacco, si pensa solo al tumore del polmone. In realtà noi dobbiamo tenere conto di diversi campi. Pensiamo alle malattie respiratorie croniche, cioè bronchite cronica ostruttiva, enfisema polmonare e, conseguentemente, insufficienza respiratoria cronica. Anche la fibrosi polmonare ha una correlazione con il fumo di tabacco e poi c’è tutto l’ambito delle malattie cardiovascolari, cioè infarto del miocardio, ictus e ipertensione arteriosa.
Quindi l’uso del fumo del tabacco rappresenta un’importante pandemia per le malattie non solo respiratorie, ma per le malattie croniche in genere.
Per quello che riguarda i tumori bisogna precisare che il tumore da fumo, da tabagismo, viene definito una patologia di campo. Infatti non sono interessati solo i polmoni, ma come intuitivo o sarebbe intuitivo, anche il distretto bocca-faringe, l’esofago e la vescica, oltre che lo stomaco.
E’ considerata una patologia di campo perché nel distretto bocca faringe e nel distretto bronchiale e polmonare si ha un’azione diretta di contatto del fumo e di tutte le sostanze cancerogene in esso contenute.
Ma quello che viene assorbito viene concentrato nella vescica e, di conseguenza, il tumore della vescica è tipico dei fumatori. Quello che viene deglutito va nello stomaco e nell’esofago.
Per questo motivo i tumori gastroesofagei hanno una correlazione significativa con il fumo di tabacco.

Professore, esiste una predisposizione alla dipendenza da fumo?

Si, è stata documentata una predisposizione alla dipendenza da fumo di tabacco. E sono stati identificati anche i loci genetici che ne sono responsabili.

Scusi professore, come si fa a trovare questo gene?

Ma intanto si capisce già, perché i figli dei forti fumatori possono avere due reazioni. O aborriscono il fumo oppure sono fumatori essi stessi e poi il gene si trova con l’esame del DNA, con quello che adesso viene comunemente effettuato in medicina forense e  in altri ambiti della medicina.
Ci sono proprio laboratori specializzati che identificano questa caratteristica. Però è una definizione ex post, nel senso che chi è fumatore può accedere a questo tipo di test. Ma, attenzione, accedere a questo tipo di test e scoprire di avere il gene della dipendenza da fumo vuol dire crearsi un alibi, quindi forse io non lo prescriverei così facilmente.

Se un figlio di un forte fumatore o una figlia di una forte fumatrice volesse fare questa ricerca, avrebbe poi uno strumento per combattere questa sua dipendenza da fumo?

A oggi no, oggi è un dato, c’è una tendenza alle dipendenze. Non esiste il farmaco che cura questa condizione.

Lei da ragazzino è stato fumatore e può, quindi, capire il grande sforzo che una persona che fuma, un tabagista, dovrebbe fare per rinunciare al fumo.

Guardi, da me vengono tanti pazienti con patologie da fumo e l’unica cosa che non dico loro è “prendi il pacchetto di sigarette e buttalo” perché non funziona così.
La dipendenza da fumo è una vera e propria dipendenza, indotta dalla nicotina. Questa non è l’unico agente lesivo, ma ci sono poi tutti i prodotti della combustione del tabacco che determinano un danno infiammatorio, inducono lo stress ossidativo e fanno danni per tutto l’organismo.
Il problema della dipendenza da nicotina è che questa si va a fissare su recettori che sono localizzati in una parte del cervello, che si chiama amigdala, e purtroppo questi recettori hanno una adattabilità velocissima. Di conseguenza è un pò come con gli oppiacei.
Si sa, per esempio, che la morfina non deve essere somministrata perché il fabbisogno aumenta progressivamente e continuamente. Con la nicotina accade la stessa cosa per cui se uno ha a disposizione il rotolino pieno di tabacco, comincia ad accendere una sigaretta dopo l’altra.

C'è stato un periodo in cui fumare era di moda. Ci ricordiamo pubblicità con attori famosi sul pacchetto di sigarette. Adesso nei film americani, a meno che non sia una ricostruzione storica precisa, non si può fumare. Secondo lei questo agevolerà?

Sì, sicuramente. A noi capitano tanti genitori che portano i figli per le orecchie chiedendoci di farli smettere di fumare.
Nel caso dei giovani abbiamo un vero e proprio meccanismo di emulazione, basta che il leader del gruppo fumi e tutti gli altri lo seguono. Il meccanismo dell’emulazione è alla base di questa condizione. E poi c’è anche una particolarità: il carico di nicotina che è messo in ogni singola sigaretta può facilitare in misura maggiore o minore l’insorgenza della dipendenza.
Le devo dire un’altra cosa però. Ogni medaglia ha il suo rovescio e la produzione del tabacco è una grande fonte di reddito per i coltivatori, per le aziende. Le può capitare di vedere stand di aziende produttrici del tabacco in consessi come fiere dell’agricoltura.
E’ da tener conto che la coltivazione della cannabis, la coltivazione del tabacco sono una grossa fonte di produttività. E questo apre un problema sociologico ed etico enorme perché il principio dell’autodeterminazione del singolo direbbe “io ti offro la la possibilità, poi sei tu in grado di stabilire se fumare o meno”. Le cose non sono così semplici, sono molto più complesse, perché se noi forniamo uno strumento che induce dipendenza, poi uscire da questa dipendenza diventa molto, molto pesante. 

Per smettere di fumare si deve fare un percorso medico e psicologico veramente importante. Quando io studiavo c’era questo assunto: il fumatore è ansioso e il bevitore è depresso.
In realtà però ci sono dei tratti ansiosi e depressivi, nel fumatore, che devono essere governati e gestiti. Questo perchè quel senso di benessere che dà la prima boccata di sigaretta è alla base di tutto, di tutta la dipendenza da fumo.

Professore, pipa e sigaro fanno meno male?

No, fanno male, tale e quale.

Ma c'è chi dice che, invece di fumare 20 sigarette al giorno, fuma un solo sigaro.

Questo nei primi tre mesi, poi si attacca al sigaro e sta attaccato al sigaro, prima non lo aspira e poi lo aspira.

Quante sigarette al giorno sono tollerate? Possiamo dire che c'è un numero massimo di sigarette al giorno che elimina il rischio per la salute?

Ma per carità. Si inizia con tre e poi serve la quarta, la quinta, la sesta.
Una cosa che può servire per l’autovalutazione dei pazienti è notare se la prima sigaretta del mattino è indispensabile.
Ci sono, infatti, due categorie di persone. La prima è quella dei fumatori sociali, quelli che fumano dopo mangiato,  fumano verso sera, un pò come i bevitori. E poi ci sono quelli che si alzano e hanno bisogno della sigaretta. Queste sono le forme di dipendenza da fumo più dure. Su questo è molto più duro lavorare. Chi si occupa di questa cosa, con grandi sforzi, ha ottenuto risultati significativi, però anche i fallimenti sono molti.

Professore, è vero che ogni volta che si accende una sigaretta si introducono oltre 4000 sostanze chimiche, almeno un'ottantina delle quali sono anche cancerogene? Con ogni boccata di sigaretta che cosa inaliamo?

Inaliamo una serie di sostanze chimiche che sono potenzialmente cancerogene per contatto e per assorbimento.
Ma poi diamo uno stimolo ossidativo potentissimo ai polmoni, che sono i più forti detonatori per lo stress ossidativo. Quindi c’è una reazione che si chiama appunto stress ossidativo, che va a colpire diversi distretti, diversi organi e apparati come il cervello, i vasi, i reni stessi, i muscoli.
E poi non dimentichiamo l’ossido di carbonio che, non facendo dismettere l’ossigeno dall’emoglobina, crea proprio un danno nel trasporto dell’ossigeno ai tessuti, quindi ai muscoli e anche agli altri organi.

Professore, ultimamente si vedono delle pubblicità di spray, con tanto di filmato, che promettono di pulire i polmoni...un suo commento.

Nessun commento. Vede, ci sono due categorie di pazienti. Quelli che hanno intenzione seria di liberarsi della dipendenza del fumo e si devono rivolgere a un centro come il nostro, e non siamo gli unici ovviamente.
Poi ci sono quelli che invece non hanno nessuna intenzione di smettere di fumare e che devono essere consapevoli dei rischi che corrono.
Altro discorso molto importante, e sul piano normativo è stato già sistemato, è quello del fumo passivo, del non fumare in ambienti dove ci sono altre persone. Quindi, alla fin fine, è apprezzabile vedere quei signori o quelle signore che la sera, col freddo, stanno sul terrazzo con una sigaretta o con un sigaro per non danneggiare i familiari. Men che mai si può fumare negli uffici, ecc…

Fumo passivo è anche quello che subisce il feto in gravidanza.

No, non è proprio fumo passivo, però è una induzione della dipendenza.

Lei ha detto che si può riuscire a smettere di fumare.

E’ possibile attraverso un percorso complesso ed integrato.

Professore, molte città si stanno attrezzando per avere sempre più aree smoking free, cioè libere dal fumo. Secondo lei si arriverà ad avere intere città, paesi, nazioni smoking free?

Io sarei molto molto contento e auspico molto che ciò avvenga, perchè anche all’aperto si potrebbe recare fastidio agli altri, soprattutto a chi è già affetto da patologie respiratorie più o meno gravi.