Broncoscopia operativa, casi di intervento

22 Gen, 2024

Broncoscopia operativa, casi di intervento

broncoscopia operativa - Nicola Dardes Pneumologo Roma
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La broncoscopia operativa è una tipica procedura da eseguire in casi specifici. Ad esempio in pazienti che presentino una particolare condizione, come quella dell’associazione di sindrome da collasso tracheobronchiale espiratorio con conseguente intrappolamento delle secrezioni e bronchite cronica ostruttiva con episodi ricorrenti di infezioni delle basse vie respiratorie. Il collasso tracheobronchiale è dovuto ad eccessiva elasticità della parete posteriore di trachea e bronchi.

Questa condizione determina, nel paziente sotto sforzo fisico, un affanno maggiore rispetto a quello che sarebbe giustificato dal solo danno ostruttivo da bronchite cronica.

Il trattamento prevede l'utilizzo del laser a bassa potenza. L’ accesso avviene per via transnasale, con il paziente in sedazione profonda e respiro spontaneo.

In pratica dopo aver effettuato l’accesso e aver superato i turbinati,  con il laser si entra in faringe, si supera l’epiglottide fino ad arrivare alle corde vocali.
A questo punto si somministra  l’anestetico locale, che provoca colpi di  tosse nel paziente, e contemporaneamente si aspirano le secrezioni. Al di là della tosse, si potrebbe avere la falsa sensazione che il collasso non ci sia. Questo se, a seguito del piano di anestesia in atto, il paziente si trovasse in uno stato di apnea inspiratorio.
Questo tipo di intervento avviene solitamente in tre sedute. Già dopo la seconda si ottiene un significativo irrigidimento della parete tracheobronchiale.

Un’altra applicazione della broncoscopia operativa è quella terapeutica. Viene effettuata, ad esempio, in caso di pazienti affetti da bronchiectasie con colonizzazione delle basse vie respiratorie e frequenti fenomeni di riacutizzazione.

Durante la procedura, eseguita periodicamente con le modalità usuali di sedazione profonda e respiro spontaneo, viene effettuato il campionamento delle secrezioni bronchiali.
Contemporaneamente, sulla base dell’esame microbiologico, viene effettuata la terapia antibiotica locoregionale, si esegue cioè una instillazione di antibiotici.

L’ anestesia locale viene effettuata nelle prime vie respiratorie, cioè fosse nasali e faringe. Si può procedere alla preossigenazione del paziente anche tramite il broncoscopio, oltre che con l’apparecchio di anestesia.

Nelle vie respiratorie si può riscontrare una condizione di collasso tracheobronchiale espiratorio molto marcato, con chiusura del 100% della via aerea in fase espiratoria. In questi casi, e sotto i colpi di tosse provocati dall’anestetico, può essere necessario (anziché effettuare la plastica attraverso il laser) procedere con l’impianto di uno stent. Si tratta di un tubicino a rete metallica che può essere introdotto in alcuni organi al fine di sostenerne le pareti interne.

Questa situazione è tipica di una  malattia severa in cui la carena tracheale si piega su se stessa e si formano veri e propri tappi di muco.

Altro caso particolare di esecuzione di broncoscopia operativa si ha quando il paziente presenta una condizione di sindrome da apnee notturne, bronchite cronica ostruttiva ed obesità. In questi casi si parla di sindrome da apnee notturne complessa.

Tale condizione comporta una serie di complicanze che hanno un riverbero a livello sistemico, cioè su tutto l’organismo.

Che senso ha la procedura endoscopica in questo caso?
E’ stata messa a punto e codificata una metodica che consente di eseguire il trattamento delle apnee effettuando una riduzione dei volumi e la plastica della parete posteriore della faringe. Ma allo stesso tempo avviene il trattamento anche della sindrome, sempre associata, di collasso espiratorio delle vie aeree.

Si può procedere a questo tipo di intervento in una sola seduta in endoscopia. Si ottiene un vantaggio significativo sia in termini di riduzione delle apnee sia in termini di riduzione della dispnea cioè del fiato corto da sforzo.

All'atto pratico questa broncoscopia operativa prevede l'accesso per via transnasale. Il primo elemento che giustifica e conferma la sindrome da apnee nel sonno è la presenza di ipertrofia dei turbinati.

Il paziente, anche in questo caso specifico, è in respiro spontaneo ed ha la gola, la faringe, chiusa.

Scendendo più in basso si osservano epiglottide prima e corde vocali poi. La procedura richiederà sia il trattamento sulla parete posteriore del faringe che sui turbinati in un secondo momento. Passando invece alle vie respiratorie, in fase espiratoria la parete posteriore del bronco o dei bronchi si chiude completamente e si procede quindi con il laser per il trattamento. 

Questa azione determina una reazione  infiammatoria degli strati profondi. Tale condizione irrigidisce la parete ed evita il fenomeno del collasso con il conseguente intrappolamento delle secrezioni bronchiali.

In fase di trattamento, tale fenomeno può apparire meno evidente rispetto agli esiti diagnostici se, in base al piano di anestesia effettuato, il paziente risulti quasi in apnea.