Covid e Long Covid: quando rivolgersi al medico

20 Nov, 2023

Covid e Long Covid: quando rivolgersi al medico

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Professor Nicola Dardes, pensavamo di non dover più parlare di Covid.
Invece oggi parleremo proprio di questo e di vaccini.

Di Covid dobbiamo parlare, ma non so chi abbia detto che non dovessimo farlo. E’ un’infezione virale, un virus con una tendenza significativa a mutare e quindi era abbastanza prevedibile che se ne dovesse parlare ancora.

Se c'è qualcosa che la pandemia ci ha insegnato è prevenire e si dovrà
ricorrere nuovamente ai vaccini.

E naturalmente si dovrà ricorrere ai vaccini, sia nelle persone fragili sia negli altri, anche se non lo sono perchè non sta scritto da nessuna parte che chi non è fragile non possa contrarre la malattia grave.
Ma poi il problema, come in ogni pandemia, è quello della diffusione, cioè il fragile o il non fragile diventa un portatore che può contagiare altri.

L'ultima versione di omicron, la variante EG 5, detta Iris, è quella prevalente in questo momento. Quali sono i sintomi?

Per quello che abbiamo osservato finora, la malattia insorge con febbre elevata e questo è molto significativo.
Tutto sommato i sintomi di questa variante del Covid sono gli stessi.
L’unica differenza che sembrerebbe rilevante, però non abbiamo ancora dati epidemiologici precisi, è che abbia una tendenza ad andare in particolare verso i polmoni, verso l’apparato respiratorio.Chi è il Prof. dardes

Lei ha detto sintomi simili, che ultimamente erano molto simili a quelli di un'influenza. Come faccio a sapere se ho l’influenza o il Covid? Bisogna fare il tampone?

Non c’è alternativa. Si deve fare il tampone, quello a rapida esecuzione che si trova in farmacia e si fa a domicilio, e poi il tampone molecolare naturalmente.

Ricordiamo con precisione chi è opportuno che faccia il vaccino. In genere si parla, come lei ha detto prima, di persone anziane o soggetti fragili che devono essere protetti dal Covid. Immagino, però, che ci sia una più vasta platea a cui sia bene indirizzare la vaccinazione.

Secondo la comunità scientifica i vaccini devono riguardare una fascia più ampia possibile di popolazione perché, ripeto, il problema è di coloro che veicolano il virus.
Comunque quelli che devono essere protetti sono i cardiopatici, i pazienti con insufficienza respiratoria, i diabetici, gli anziani over 65. 
E soprattutto i pazienti affetti da neoplasie, da emopatie. Insomma, la platea è veramente molto ampia.

Professore, si può associare o si deve associare al vaccino antinfluenzale?

Si deve assolutamente associare al vaccino antinfluenzale.
Per le categorie fragili, soprattutto pazienti affetti da tumore, da emopatie, da insufficienza respiratoria cronica, è molto importante tenere presente anche la vaccinazione antipneumococcica.
Naturalmente non devono essere somministrati tutti insieme, basta scaglionarli nell’arco di due o tre settimane.

Per quanto riguarda l'antinfluenzale e l'anti pneumococcico, qual è il periodo migliore per iniziare la vaccinazione? Al di là di quella del Covid, che sarà poi indicata anche dal Ministero della Salute.

L’antipneumococcico si può fare sempre, nel senso che poi ha una durata dai 3 ai 5 anni, copre 23 ceppi su 80 di pneumococco e fornisce una significativa protezione. L’antinfluenzale e il vaccino per il Covid vanno fatti quando sono pronti.

Torniamo al Covid, più esattamente al Long Covid che è una vera e propria patologia. Ci spiega che cos'è esattamente e quali sono i sintomi di questo Long Covid?

Il Long Covid è la persistenza dei sintomi connessi con l’infezione a distanza dalla fase acuta di malattia.
I sintomi principali del Long Covid sono rappresentati dalla astenia, cioè la fatica muscolare, può essere presente mancanza di respiro, fiato corto e scarsa tolleranza all’esercizio fisico, nonché sintomi respiratori quali tosse e fiato corto.
Una sede di localizzazione molto importante è l’encefalo e allora ci sono pazienti nei quali compare ansia e depressione non precedentemente presenti e soprattutto la cosiddetta brainfog, la nebbia o senso di obnubilamento cerebrale.
Altro sintomo molto frequente e molto importante è l’insonnia. All’inizio non era chiaro se la depressione fosse legata al fatto di aver scampato una malattia grave o fosse determinata proprio da un’azione del virus sul metabolismo cerebrale e sembrerebbe la seconda.
Poi ci sono tutta una serie di sintomi minori come la perdita di capelli, dell’olfatto e del gusto.
Molti pazienti hanno dolori alle articolazioni, può essere presente anche perdita dell’appetito o cardiopalmo, cioè le palpitazioni.
E’ un corteo di sintomi, di cui alcuni hanno maggiore importanza, estremamente variegato e che deve essere valutato da medici competenti, con particolare attenzione.

Si parla di long Covid quando la sintomatologia insorge dai 30 ai 180 giorni. Oltre i 180 giorni si può registrare anche un danno cronico. La società europea di pneumologia ha prodotto un documento che dà delle linee di indirizzo sul trattamento del long Covid. In questo documento viene mostrato che presidi di riabilitazione, oltre alla terapia sintomatica, possono avere un senso e possono dare un riscontro positivo al paziente.

Ma chiunque abbia avuto il Covid è a rischio di sviluppare il Long Covid?

Non chiunque. Non abbiamo dei criteri predittivi per stabilire chi può sviluppare il Long Covid e chi no.
Diciamo che in una percentuale di casi compare questa sintomatologia che deve essere gestita con farmaci sintomatici e presidi riabilitativi. Fortunatamente spesso il tempo è, esso stesso, una medicina.

Uno qualunque dei sintomi che ci ha illustrato prima, anche preso singolarmente, deve indurre ad andare a fare una visita?

Francamente il paziente se ne accorge. Il paziente sa di avere avuto il Covid, sa di non essere tornato, dopo un normale periodo di convalescenza, allo stato di salute precedente e quindi si rivolge normalmente al medico.
Il medico competente inquadra il caso anche su una scala di importanza e di gravità. E’ chiaro che il cardiopalmo è più importante della perdita dei capelli perché le palpitazioni possono essere segno della comparsa di una aritmia cardiaca e quindi di un danno della cellula muscolare cardiaca.

Si è sempre detto che gli anziani sono i soggetti più a rischio e alcuni dei sintomi che lei ci ha così ben descritto insorgono anche con l'avanzare dell'età. Non c'è il rischio che qualcuno potrebbe sottovalutarli proprio per questo?

Il rischio è relativo alla sottovalutazione, però la consecutio temporum, cioè l’essere guariti dal Covid in tempi recenti e la comparsa di questi nuovi sintomi, è di per sé il campanello d’allarme.

Chi ha o ha avuto il Long Covid è opportuno che si faccia la nuova vaccinazione qualora verrà richiesto?

Siccome il virus, come il virus dell’influenza, muta, e mutando può aggirare il sistema immunitario, chiunque abbia avuto il Covid deve essere vaccinato. Si è parlato fin troppo di questa storia dei vaccini, mi sembra.