Asma grave eosinofilico e eosinofili infiammatori

15 Apr, 2024

Asma grave eosinofilico e eosinofili infiammatori

asma grave eosinofilico - Nicola Dardes Pneumologo Roma
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Gli eosinofili infiammatori sono globuli bianchi che partecipano alla risposta immunitaria contro allergeni e infezioni parassitarie.

Uno studio condotto dall’Ospedale Careggi di Firenze ha dimostrato la correlazione tra gli eosinofili infiammatori e la severità clinica dell’asma grave eosinofilico con rinosinute cronica con poliposi nasale. 

L’indagine ha anche rilevato che il trattamento con l’anticorpo monoclonale mepolizumab riporta l’equilibrio fisiologico tra i due sottofenotipi di eosinofili.

Infatti, si individuano due tipologie di eosinofili, la cui presenza era stata dimostrata in un precedente studio pubblicato nel 2022. Esistono, quindi, eosinofili omeostatici, che sono quelli "buoni", e infiammatori, quelli "cattivi".

Gli stessi autori, un team multidisciplinare composto da immunologi e otorini, hanno confermato e ulteriormente indagato questi esiti.

Lo hanno fatto considerando una popolazione asmatica totale di 74 pazienti di cui circa l’85% presentava anche rinosinute cronica con poliposi nasale.

I risultati suggeriscono un ruolo causale degli eosinofili infiammatori nelle patologie eosinofilo mediate. 

Lo studio ha dimostrato che, in caso di asma grave eosinofilico, il trattamento con mepolizumab è in grado di contrastare gli eosinofili infiammatori. Ma consente anche di ristabilire un equilibrio con gli eosinofili non infiammatori simile a quello delle persone sane.

Queste cellule possono essere considerate un biomarcatore della severità clinica della malattia sia al livello bronchiale sia al livello nasale”. Questo riassume Alessandra Vultaggio, ricercatore del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica presso l’Università degli Studi di Firenze, SOD Immunoallergologia, AOU Careggi. È la prima autrice dello studio pubblicato sulla rivista Allergy. 

“La scienza degli eosinofili è cambiata nel corso degli anni – continua Vultaggio. Disponevamo di molti dati nel modello murino ma queste cellule erano poco caratterizzate nell’uomo. Nel nostro studio abbiamo reclutato pazienti che non erano mai stati esposti al trattamento biologico. E abbiamo analizzato le diverse sotto-popolazioni di eosinofili.

Abbiamo individuato le cellule nel sangue periferico, nei tessuti. Ne abbiamo analizzato l’espansione e ci siamo chiesti se questi avessero una rilevanza clinica. Abbiamo evidenziato che tanto più gravi sono i sintomi e più numerose sono le riacutizzazioni, maggiore è l’espansione di queste cellule”.

Lo studio evidenzia anche un aspetto importante dell’asma grave eosinofilico.

E, cioè, che nella gran parte dei casi, sono presenti altre patologie eosinofile importanti come la rinosinusite cronica con poliposi nasale.  Sapere questo è fondamentale per arrivare ad una diagnosi più precoce della malattia e per definire, quindi, un trattamento più mirato.

Sono diversi infatti i pazienti che con asma grave eosinofilico hanno una scarsa qualità di vita. Le riacutizzazioni, sintomi o trattamenti con dosaggi anche alti di corticosteroidi provocano spesso effetti collaterali invalidanti. Questi rendono impossibile lavorare e condurre una vita socialmente normale.

“Il ruolo degli eosinofili viene spesso sottovalutato, anche nei casi di un’espansione importante nei soggetti con asma bronchiale. Ciò porta a un ritardo nella diagnosi e a una non completa valorizzazione del rapporto tra asma e comorbidità, come la poliposi nasale”. Dichiara Andrea Matucci, Dirigente I° Livello SOD Immunoallergologia Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze.

“È molto importante quindi comprendere il ruolo degli eosinofili nella malattia e trasmettere ai diversi specialisti e ai Medici di Medicina Generale un approccio terapeutico che si basa sui meccanismi biologici che sottendono alla patologia. Questo nell’ottica di una collaborazione multidisciplinare”.

Il trattamento con mepolizumab consente di agire sull’interleuchina-5 (IL-5). Si tratta della molecola maggiormente responsabile per la crescita e la differenziazione, il reclutamento, l’attivazione e la sopravvivenza degli eosinofili.

L’anticorpo monoclonale blocca il legame di IL-5 alla superficie delle cellule degli eosinofili. Inibisce l’azione della molecola e riduce la produzione e la sopravvivenza degli eosinofili.

Mepolizumab è attualmente indicato per il trattamento dell’asma grave eosinofilico, rinosinusite cronica con poliposi nasale, granulomatosi eosinofilica con poliangite (Egpa) e sindrome ipereosinofila (Hes).

In relazione ai risultati della ricerca, la dott.ssa Vultaggio rivolge una raccomandazione agli specialisti che trattano pazienti con asma grave eosinofilico, con un aumento degli eosinofili. Di valutare, cioè, se questi possano seguire una terapia biologica e di definire gli eosinofili ai fini del trattamento più efficace.

“Per fare ciò, lo specialista può ricorrere a una serie di biomarcatori, tra cui lo studio della sotto-popolazione eosinofilica”.

“La ricerca in GSK è volta a comprendere i meccanismi biologici alla base delle patologie, che molto spesso sono comuni a più condizioni diverse. L’asma grave eosinofilico, la rinosinusite cronica con poliposi nasale (CRSwNP), la granulomatosi eosinofilica con poliangite (EGPA) e la sindrome ipereosinofila (HES) hanno in comune un disfunzionamento del meccanismo degli eosinofili. Abbiamo scoperto che un singolo anticorpo può essere la risposta terapeutica per i pazienti che sono affetti da queste malattie”.

Questo ha spiegato Elisabetta Campagnoli, Specialty Medical Head di GSK, azienda che ha sviluppato mepolizumab.