Fumo passivo e fibrillazione atriale, c’è un legame

24 Apr, 2024

Fumo passivo e fibrillazione atriale, c’è un legame

Fumo passivo e fibrillazione atriale - Nicola Dardes Pneumologo Roma
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L’esposizione al fumo passivo e la fibrillazione atriale, il disturbo del ritmo cardiaco più comune al mondo, hanno una correlazione. Infatti, il risultato di uno studio presentato all’Ehra 2024, un congresso scientifico della Società Europea di Cardiologia (Esc), dimostra esattamente questo.

L’autore della ricerca è Kyung-Yeon Lee dell’Ospedale dell’Università Nazionale di Seul, Corea del Sud.

Il quale ha dichiarato: "I pericoli del fumo passivo restano significativi in ogni luogo, a casa, all'aperto o al lavoro, l'esposizione aumenta sempre il rischio di fibrillazione atriale"

I sintomi della fibrillazione atriale comprendono palpitazioni, mancanza di respiro, affaticamento e difficoltà a dormire. Si stima che una persona su tre in Europa svilupperà la condizione nel corso della propria vita. Le persone con fibrillazione atriale hanno, peraltro, una probabilità di avere un ictus cinque volte superiore a quella dei coetanei sani.

Lo studio ha esaminato, quindi, adulti di età compresa tra 40 e 69 anni, per un totale di 400.493 individui. Questi avevano usufruito del Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito per differenti motivi.
Non sono stati considerati gli attuali fumatori e i pazienti con fibrillazione atriale in corso.

I ricercatori hanno sottoposto ai partecipanti un questionario in cui veniva chiesto il numero di ore in cui erano stati esposti al fumo passivo. Questo nell'arco di una settimana, nell’ultimo anno, sia a casa che in altri ambienti.

La ricerca ha evidenziato che circa il 21% dei partecipanti (85.984) era stato esposto al fumo passivo nell’anno precedente allo studio. E l’ esposizione media era stata di circa 2 ore a settimana.
In un periodo di tempo di 12,5 anni, il 6% dei partecipanti (circa 23 mila) ha sviluppato la fibrillazione atriale.

I risultati mostrano, quindi, che il gruppo esposto al fumo passivo ha avuto un rischio del 6% maggiore di sviluppare la fibrillazione atriale rispetto al gruppo non esposto.

Gli studiosi hanno, comunque, analizzato l’associazione tra esposizione al fumo passivo e la fibrillazione atriale prendendo in considerazione una serie di fattori.

Quelli, cioè, che avrebbero potuto influenzare questa relazione. Vale a dire età, sesso, livello socioeconomico, etnia, indice di massa corporea, consumo giornaliero di alcol, attività fisica, diabete, ipertensione arteriosa, livello di lipidi elevato nel sangue.

Lo studio ha evidenziato, perciò, una relazione dose-dipendente tra fumo passivo e fibrillazione atriale.
Vuol dire che una maggiore esposizione al fumo passivo comporta un maggior rischio di sviluppare problemi cardiaci.

Ad esempio, 7/8 ore di fumo passivo a settimana sono state associate a un rischio dell'11% maggiore di sviluppare il disturbo del ritmo cardiaco.

Queste le parole  di Kyung-Yeon Lee. «Dovremmo tutti fare ogni sforzo per evitare di trascorrere del tempo in ambienti fumosi. Questi risultati dovrebbero anche spingere i politici a ridurre ulteriormente il fumo nelle aree pubbliche. E a sostenere i programmi di disassuefazione dal fumo per migliorare la salute pubblica»