Infezioni virali respiratorie: in aiuto l’intestino

3 Apr, 2024

Infezioni virali respiratorie: in aiuto l’intestino

infezioni virale respiratorie e batteri intestinali - Nicola Dardes Pneumologo Roma
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Secondo uno studio dell’Istituto per le Scienze Biomediche dell’Università della Georgia, i batteri del microbiota intestinale possono proteggerci dalle infezioni virali respiratorie. E parliamo non solo dei virus influenzali, ma anche di condizioni più serie come la polmonite interstiziale, tipica del Covid.

Lo studio, condotto sui roditori, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Cell Host & Microbe. La ricerca ha evidenziato il ruolo di un particolare tipo di microrganismi della flora intestinale: i batteri filamentosi segmentati.

Nello specifico i ricercatori hanno infettato con il virus influenzale H1N1 ed il virus SARS-CoV 2 due popolazioni di topi, una con questo tipo di batteri e una senza. Hanno poi esaminato gli effetti di questo esperimento, rilevando che solamente il polmone dei roditori con i batteri filamentosi segmentati presentava una carica virale molto bassa.

Il Dr. Andrew Gewirtz, coautore dello studio, ha affermato che «questo ha rivelato interazioni complesse e inaspettate che collegano meccanicamente i batteri del microbiota intestinale con la funzionalità dei macrofagi alveolari».

In sostanza accade che i batteri filamentosi segmentati “riprogrammano” i macrofagi dell’alveolo polmonare intervenendo sulla loro espressione genica. Essi riescono, quindi, a sottrarsi alla morte cellulare programmata (apoptosi) grazie ad una minore produzione dell’enzima Caspasi 3.

Questa è una molecola che porta alla morte delle cellule. Infatti ha il preciso compito di frammentare le proteine fondamentali alla cellula per rimanere in vita.

Inoltre i batteri inducono i macrofagi ad attivare la loro azione fagocitaria, a produrre una grande quantità di proteine del sistema del complemento. Questo è un meccanismo di difesa dell’organismo e fa parte del sistema immunitario.
I macrofagi riescono, pertanto, a  contrastare efficacemente l’avanzata dell’agente virale senza però mettere in moto risposte infiammatorie da parte dell’ospite.

E si tratta di una circostanza molto importante. Infatti la notevole risposta immunitaria ed infiammatoria dell’organismo all’infezione virale porta allo sviluppo della patologia.

Gli studiosi avanzano un paio di ipotesi sul modo in cui i batteri intestinali possano comunicare con i polmoni. E influenzare, quindi, la predisposizione a contrarre infezioni virali respiratorie.

O attraverso la produzione di molecole segnale diffusibili, oppure inducono l’organismo stesso a sintetizzare composti che diano istruzioni ai macrofagi alveolari su come agire a fronte di infezioni virali respiratorie.

 «Se questi risultati troveranno conferma anche nell’uomo, dimostreranno che la composizione del microbiota intestinale non solo influenza la nostra suscettibilità a contrarre infezioni virali. Ma è in grado di determinare anche la gravità della malattia ad esse associata. E non finisce qui: anche il nostro stato di salute a lungo termine, dopo aver contratto un’infezione virale, potrebbe dipendere dalla composizione quali-quantitativa del microbiota intestinale». Questo è quanto dichiara il Dr. Richard Pempler, direttore del Centro di Ricerca Antivirale dell’Università della Georgia.

I batteri filamentosi segmentati sono microrganismi commensali presenti nella flora intestinale di molti vertebrati tra i quali l’uomo.

Questi batteri svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo della risposta immunitaria intestinale nei momenti successivi alla nascita.
Inoltre sono potenti promotori dell’azione dei linfociti Th17, cellule produttrici di interleuchina17. Questa è una citochina coinvolta nella regolazione della risposta immunitaria agli attacchi di agenti endogeni.

I macrofagi alveolari, invece, sono un tipo di globuli bianchi presente sulla superficie degli alveoli. Rappresentano uno dei meccanismi di difesa dei polmoni contro le particelle potenzialmente tossiche introdotte tramite l’aria inspirata.

Quelle più piccole, infatti, riescono a penetrare in profondità nei polmoni.

I macrofagi le individuano, vi aderiscono, le fagocitano uccidendo quelle vive e infine le digeriscono. Quando i polmoni sono esposti a minacce di una certa gravità, ulteriori globuli bianchi possono partecipare alla fagocitosi e all’uccisione degli agenti patogeni. Sono quelli provenienti dalla circolazione sanguigna, specialmente i granulociti neutrofili.

Le infezioni virali respiratorie hanno inizio quando l’agente patogeno si introduce nel tratto respiratorio. E, dopo averlo fatto, si lega ed entra all’interno di specifici recettori posti sulla superficie delle cellule epiteliali delle vie respiratorie.

A questo punto sfrutta il meccanismo di duplicazione della cellula per riprodursi. E, così facendo, danneggia ovviamente le cellule potendo provocarne la morte.

Tra le più gravi malattie infettive sicuramente annoveriamo la polmonite. Infatti, in base ai dati Istat, ogni anno provoca solo nel nostro paese  tra le 11 mile e le 13 mila vittime.